Cattura e Rilascia

ovvero il concetto di Catch & Release non solo nella Pesca a mosca, ma a 360 gradi.

Lo spunto per scrivere queste righe, nonchè per esprimere la mia visione della pesca a mosca (e la pesca in generale) è stato l’articolo apparso sul Blog del mio primo Maestro di Lancio (http://maurizio-molinaro.blogspot.it/2012/02/no-kill-e-catch-release.html) e che più avanti riporterò in versione integrale, perchè mi rispecchio in quanto da lui scritto e volendo dargli possibilmente maggior visibilità in rete.

Se l’articolo di Maurzio Molinaro è stato lo spunto, la scintilla sono state le righe scritte da Roberto Pragliola nel suo primo libro “Il pescatore con la mosca” edito addirittura nel 1982 e che grazie all’annuncio pubblicato da Andrea da Lecco su un sito specializzato, sono riuscito a recuperare.

La cosa straordinaria è che già in quegli anni (oltre trenta or sono) in cui, ricordo perfettamente non senza un po’ di nostalgia, che le acque erano particolarmente ricche di fauna, il fondatore della Tecnica di Lancio Totale, ne profetizzava il progressivo impoverimento, vedendo nel Catch & Release l’unica via di uscita dallo spopolamento selvaggio, che in questi anni purtroppo è una trieste realtà. La cosa strabiliante nel rileggerlo ora, è rendersi conto di quanto attuali siano ancora tali affermazioni.

Nel 1982 avevo 10 anni e muovevo i primi passi nel mondo della pesca, soprattutto a spinning, la nobile arte ho cominciato a conoscerla solo sei o sette anni più tardi, nel frattempo il Pragliola aveva già scritto il suo secondo libro (che sto tuttora cercando), ed avendo iniziato a lanciare con la tecnica classica, ora capisco perchè molti dicano (es. http://www.giulianirods.it/home/canne-in-bambu—roberto-pragliola-1) che all’epoca non era stato capito [Quando uscì "Trote e mosche in acque veloci" questo libro non fù capito dalla quasi totalità dei pescatori a mosca di allora. Anche io fui tra questi ed infatti non comprai quel libro. Il motivo? Molto semplice: quel libro non poteva essere capito perchè era venti anni avanti. Quell'opera l'ho apprezzata solo adesso e mi pento di non averla.],

NEMO PROPHETA IN PATRIA, fortunatamente il giusto riconoscimento è arrivato ed a buona ragione, ma questa è un altra storia…

Nel 1982 già veniva evidenziato come la mosca secca sia una cattura “a fil di bocca” e quindi il pesce venga ferito solo superficialmente e quasi mai con sanguinamento, permettendo una mortalità quasi assente, degli esemplari liberati, se vengono seguiti anche i giusti accorgimenti per la fase di cattura e di slamatura:

  • bagnarsi le mani prima di toccare il pesce (rischio di danneggiare le mucose delle squame),
  • tenere il pesce in acqua il più possibile,
  • usare un guadino,
  • slamarlo il prima possibile,
  • ossigenarlo a dovere prima di rilasciarlo, magari dopo una epica lotta di parecchi minuti, con profusione di sforzi notevoli per entrambi i contendenti (così da rendere al proprio ambiente naturale un pesce in forze e non facile preda di altri suoi simili o animali..).

Ma il Cattura e Libera non si limita alla pesca a mosca, può venir esteso a tutte le tecniche di pesca, con i giusti distinguo, si può giungere ad elevare tutta la pesca a sport etico, limitando il prelievo ai soli esemplari troppo “danneggiati” o a qualche “trofeo” immesso appossitamente dall’ETP come gli ex riproduttori.

L’amo senza ardiglione è condizione fondamentale, ma nella pesca con esche naturali, sarebbe anche da far cambiare la cultura “dell’estrarre a tutti i costi” l’amo dallo stomaco (visti i costi irrisori degli stessi), oppure utilizzare ami di nuova concezione, come gli ami circolari (che sembra da studi appositi) riducano le lacerazioni di organi vitali…

Studi specifici hanno dimostrato che un esemplare con un amo nello stomaco può sopravvivere e tornare in forma piuttosto rapidamente. Con gli artificiali solitamente non si presenta questo problema, ma l’amo singolo al posto dell’ancoretta e una tronchesa in tasca per tagliare l’amo sarebbero sufficienti in quelle situazioni limite dove la voracità dell’esemplare, ne comprometterebbero la sopravvivenza.

Ma il C&R è solo parte di un discorso più ampio. All’estero, NK e C&R sono sinonimi, spesso infatti le riviste specializzate pare li usino senza distinguo particolari, ma da noi sembra che abbiano significati specifici. Il concetto, infatti, tocca le corde della legislazione regionale in materia, imponendo il C&R nei tratti a regime NoKill. Secondo quanto previsto dall’ETP l’accesso ai tratti NK è riservato solo ai moschisti (quelli che pescano con la mosca), come recita l’articolo specifico [Art. 11 - TRATTI “NO KILL” - (tabelle arancio con banda trasversale blu)Nei corsi d’acqua di seguito elencati è consentita la pesca solo con la mosca artificiale, con un solo amo singolo (amo ad una sola punta) senza ardiglione o con ardiglione schiacciato. I pesci, appena catturati, devono essere immediatamente rilasciati,fatta eccezione per ogni esemplare di naso comune (o “savetta dell’Isonzo”) (Chondrostoma nasus nasus) e il siluro (Silurus glanis), che invece vanno soppressi e trattenuti. La suddetta modalità di pesca può essere esercitata in tutte le acque interne non soggette ad un diverso divieto di pesca. Le acque sotto elencate sono riservate specificatamente a tale modalità: DEROGHE:Nei tratti no kill la pesca è inoltre consentita dalla chiusura generale della pesca ai salmonidi (ore 24,00 dell’ultima domenica di settembre) al 31 ottobre.] questo, però, a mio avviso è fonte di due incongruenze: la prima è di rivolgersi a chi normalmente già pratica il C&R, vivendo la tecnica di pesca come una filosofia, la seconda crea potenziali contrasti con i pescatori che usano altre tecniche, come lo spinning, che possono comunque adottare il C&R nel loro modo di vivere la pesca, e se parliamo di Etica della pesca questo non lo posso considerare molto etico, perchè limitando l’accesso ad alcune acqua, anche molto belle, in modo selettivo a determinate categorie di pescasportivi, è discriminatorio. Discorso diverso è la possibilità o l’impossibilità di usare, effettivamente in suddette acque,  tecniche alternative alla pesca a mosca, per la conformazione dei fondali e della vegetazione in acqua, stesso problema che si presenta viceversa in molte zone dove non si può frustare per ovvi problemi di livelli del fiume o spazi ed arbusti.

Una nota a margine del discorso NK, come giustamente scrive Molinaro sul suo Blog: i NK sono tratti riservati alla pesca con la mosca, e non con la frusta, quindi bisognerebbe capire se lo spinfly [http://xoomer.virgilio.it/cjbur/b_SpinFly.htm / http://www.skipsoriginals.com/Spinfly_Line.html](tecnica nuova che unisce l’uso della mosca artificiale alle tradizionali canne da spinning) possa rientrare in questo regime, secondo me dovrebbe, ma all’ETP l’ultima parola.

Prima di riportare il POST sopra citato, allego alcuni link che ho trovato interessanti ed  istruttivi sull’argomento si tratta di pagine web, discussioni in forum, documenti in pdf. Purtroppo in rete non ho trovato tesi di laurea o studi Ad Hoc in italiano sulla sopravvivenza/mortalità del pesce rilasciato con amo in corpo, se in futuro ne trovassi traccia non esiterò ad aggiornare questa pagina, in compenso allego quelli in inglese (per chi mastica la lingua della terra d’Albione); potrei pensare anche di tradurne un paio, giusto come esercizio linguistico e per colmare la lacuna che esiste in materia in Italia, ma non sono un Interprete/Traduttore e ci si dovrà accontentare in caso di quello che passa il convento, e di sicuro non più di uno o due trattati, i traduttori online potrebbero essere vostri amici per aiutarvi almeno a capire il senso dei vari discorsi trattati, ma se ce ne fosse uno o due che vorreste nell’italico idioma fatemelo sapere e vedrò cosa posso fare.

Ed ora come anticipato l’articolo di Maurizio nella sua integralità:

No-Kill e Catch & Release in Friuli Venezia Giulia
Cosa si intende con queste espressioni?
Certamente raggruppano un insieme di regole comportamentali, che possono essere rese obbligatorie da vari Enti che tutelano la pesca oppure fatte proprie indipendentemente dall’obbligatorietà, ma sono le stesse o no? In che cosa si differenziano? Si riferiscono alle stesse tecniche di pesca?
E’ evidente che entrambe portino allo stesso risultato, cioè quello di ridare la libertà al nostro amico pinnuto.
Nel calendario di pesca emesso ogni anno dall’Ente Tutela Pesca del FVG, che è parte integrante dei libretti ricognitivi, si fa riferimento nell’Articolo 11 alla pesca No-Kill e sono indicate le acque (tratti piccolissimi) e definite le regole o se vogliamo le limitazioni e i modi comportamentali. Non sono acque riservate ai pescatori a mosca con la coda di topo, come qualcuno ancora pensa, ma acque riservate alla pesca con la mosca.
Nello stesso calendario di pesca non si fa mai riferimento specifico alla pesca Catch & Release. Molti affermano che il C&R è sinonimo di NK e viceversa, ma, secondo me, qualche differenza c’è.
L’ETP ci indica le misure minime dei pesci che possiamo trattenere, ma se ci troviamo in questa situazione e obbligati a liberare il pesce, sempre con le dovute cautele, non abbiamo applicato il Catch & Release? Che tecnica stavamo utilizzando? Quella che ritenevamo più produttiva in quella circostanza!
L’ETP, mettendo l’obbligo per regimi particolari (RP5) di rilascio di carpe, tinche e lucci, ha imposto il Catch & Release, perchè non è una zona indicata nell’art 11. Anche in questo caso possiamo usare varie tecniche e varie esche, oltre alla pesca a mosca.
Se catturiamo una specie non trattenibile in quel momento perchè è in periodo di riproduzione e la rilasciamo, non abbiamo applicato il Catch & Release? Ci sarebbero ancora altri esempi di C&R imposto/obbligato, ma, avendo in testa questo tipo di approccio alla pesca ci sono tantissime circostanze che ci permetterebbero di liberare il nostro amico pinnuto, indipendentemente dall’obbligatorietà, al limite una bella foto può testimoniare molto di più una bella cattura. Deve essere un piacere non una costrizione, anch’io trattengo qualche pesce per gustarlo.
Se abbiamo liberato una specie autoctona e ne abbiamo trattenuta una meno pregiata (v. trota iridea di semina pronto pesca) allora ci siamo attenuti per un Catch & Release volto alla protezione e salvaguardia delle specie autoctone.
Con opportune attenzioni ed accorgimenti penso che il Catch & Release può essere applicato indipendentemente dalla tecnica di pesca e dall’esca utilizzata. Sopratutto non deve essere imposto, ma deve far parte della nostra sensibità di pescatori, non solo rivolta ai pesci, ma anche a tutto quello che è il loro mondo che alla fine è anche il nostro, pescatori e non.       …pensaci…

…fly fishing and catch & release for a selective protection of the native species…

Pubblicato da a 15:10

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