Quelle quattro cosine…

Imparate con l’esperienza, andando a mosca.

Non sono e non mi considero ancora un pescatore a mosca, sono uno che ha iniziato a lanciare una coda di topo con una imitazione attaccata in punta da 3 anni a questa parte, nel 2010 infatti ho re-iniziato “seriamente” a far muovere la canna, ma fino alla fine di aprile del 2011 non era che un vano fender l’aria con una canna senza produrre altro risultato che affaticarmi ed innervosirmi. Sottolineo il termine re-iniziato, perchè in giovane età avevo seguito un corso di lancio, tenuto tra le altre da Maestri seri e preparati, che con fatiche sovrumane erano riusciti a trasmettermi i rudimenti fondamentali del lancio, ma soprattutto, cosa più importante, la passione per una disciplina veramente splendida, ma la mia cronica incostanza ed i materiali non adeguati acquistati all’epoca (complice un budget ridotto ed una conoscenza lacunosa dell’attrezzatura, avevano affossato ogni tentativo di riuscita. Quindi prima di riprendere seriamente in considerazione la pesca con la mosca son trascorsi ben vent’anni, quattro lustri, non meno. Ma ora che son arrivati i primi risultati gratificanti, posso affermare che ne è valsa la pena, di aspettare, ma soprattutto di maturare e di calmarmi.

La costanza e la perseveranza pagano

Quando ho iniziato il corso di lancio, con gli istruttori della FFM, non ero convinto di riuscire poi a padroneggiare i movimenti a sufficienza da riuscire in tempi relativamente “brevi” ad avere dei risultati tangibili sul fiume, questo soprattutto legati ai miei cronici problemi di coordinazione motoria legati ad un problema tra pensiero e azione. In effetti nonostante gli sforzi e gli allenamenti sul prato, non riuscivo a stendere la coda come doveva, o ad essere costante nella ripetizione della sequenza, poi ho letto il libro della Wulff e qualcosa è cambiato nella mia mente… ho afferrato quel concetto che continuava a sfuggirmi e come scrive nel suo diario Roberto Daveri ho colto il movimento. Poi sul prato ho tentato e ritentato fino a quando il pollice e l’indice hanno dimostrato effettivamente a cosa servivano nell’impugnare la canna e quindi di fare la differenza. E’ vero la perfezione e ancora lontana, i lanci son tutt’altro che lunghi ed i tailing loop si contano ancora a decine, ma almeno la mosca si posa nel 90% delle volte dove dovrebbe.
Non farsi abbattere è di fondamentale importanza, perseverare nonostante le difficoltà e continuare a tentare per capire dove risiede l’inghippo, e poi tutto ad un tratto è come svegliarsi a notare che il movimento ed i tempi vengono da soli senza sforzo e fatica

Si usano solo quattro o cinque mosche

Anche se, come penso la maggioranza dei PAM (Pescatori a Mosca), ho almeno 20 tipi di mosche diverse nel tasche, mi rendo sempre più conto di ridurmi ad usare solo tre o quattro modelli, un po’ perchè non amo cambiare troppo spesso mosca, di solito infatti quando vado a pesca ho talmente poco tempo che scelgo una mosca e pesco solo con quel tipo, un po’ perché ancora non so riconoscere gli insetti che popolano il corso d’acqua dove mi trovo quindi usare una imitazione di effimera piuttosto che un altra non fa che aumentare i me i dubbi se sia la scelta della mosca sbagliata o il mio modo di presentarla. Finora mi sono basato su quanto la saggezza popolare mi ha insegnato, altri pescatori con molta più esperienza, o informazioni che ho letto in Internet o sui vari libri del settore, ma anche perchè alcune sono capace di costruirle e quindi posso permettermi di non comprarle e quindi prediligo usare il “fatto in casa” anche se non so se questo mi dia dei risultati; di sicuro “piango” meno quando le perdo.
Da qui la mia selezione di artificiali, quasi tutti come un occhio esperto può notare sono mosche da caccia: Red Tag, Red Spinner, Phaisant Tail, Royal Wulff, Royal Coachman

Avvolgere anche il finale e non solo la coda quando si recupera un pesce

Pare sia una ovvio, ma per quanto mi riguarda non lo era per nulla; infatti solo dopo che mi si è slamato l’ennesima preda oramai sotto i piedi, a causa della distanza incolmabile che si viene a creare alzando la canna, ma avendo un finale da 5mt mi son reso conto che era assurdo avvolgere solo la coda fino a che la giunzione con il finale arrivasse al vettino, per poi inventare strani e assurdi movimenti per cercare di avvicinare il pesce lasciando comunque almeno 2 metri di lenza, e spesso non in tensione, in giro per l’acqua. Assurdo pensare di ridurre la distanza con il solo braccio libero ed il guadino. Quindi consiglio che mi sento di poter dare a chi è alle prime armi come il sottoscritto o anche più preparato, ma che ha lo stesso mio problema nel vedersi slamare le prede sotto i piedi è:

Avvolgete anche il finale come fosse una canna da pesca tradizionale, tanto poi dovrete comunque verificare le condizioni della mosca e del terminale, e nella migliore delle ipotesi almeno asciugarla se pescate a secca.

La frizione del mulinello non è lì per caso

Se l’hanno inventata un motivo ci deve pur essere. Beh l’ho imparato a mie spese subito dopo una ferrata. Eh già ogni tanto ci riesco a ferrare! Probabilmente la preda era decisamente grande o particolarmente forte, fatto è che dopo averle concesso la coda che avevo libera nell’altra mano mi son ritrovato a lottare solo con la canna, come nella pesca tradizionale; ma in quel caso la frizione è tarata per assecondare le bordate. Tempo di rendermi conto che coda e finale erano troppo in tensione che il tutto si affloscia tristemente lasciandomi senza sedge e senza trota (immagino fosse una trota, magari fossi riuscito a vederla!!!)

Controllate abbastanza spesso finale e mosca

Spesso l’artificiale si sporca per colpa della vegetazione che affiora dall’acqua, spesso si inzuppa e non galleggia a dovere… Ma altrettanto importante è tenere pulita la coda ed il finale, asciugando entrambi (se come me non usate prodotti per il galleggiamento) per agevolare l’azione della tensione superficiale dell’acqua.

Cambiare il tip non è un reato

Tendevo, infatti, a tenere finale e tip usato l’uscita precedente per poi litigare o per i frequenti tailing loop o perché il finale non si distendeva come da previsione, poi dopo alcune catture perse perché il tip era oramai indebolito da nodi e attorcigliamenti mi son reso conto che l’accorgimento di cambiare il terminale ad ogni inizio di pesca o dopo ogni salpata o se si è attorcigliato già qualche volta a causa dei tailings o dalla vegetazione sulle sponde ha ridotto drasticamente il ripresentarsi dei loops stessi ed anche delle rotture durante il recupero dei pesci.

Le Mosche vanno  verificate e se la curvatura dell’amo è eccessiva, vanno gettate

Spesso, per colpa di lanci errati, i miei artificiali finiscono su rami o erbe, a suon di tirare, gli ami si aprono, se poi si aggiunge che gli ardiglioni mancano o son schiacciati, ne risulta che è più facile che la preda si slami piuttosto che finisca nel guadino.

Conviene, quindi, verificare con regolarità, la curvatura dell’amo e se questa non è come nuova, è il caso di mettere da parte la mosca, magari per usarla in un laghetto di pesca sportivo, in caso contrario non ci si deve lamentare se le trote continuano a rimanere nel fiume piuttosto che nel nostro guadino.

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