Se il 2022 è stato un anno siccitoso, con la maggior parte dei corsi d’acqua in sofferenza, la stagione estiva attuale, almeno al NordEst, è stata, meteorologicamente parlando, instabile, come non accadeva da anni. Tralasciando i fenomeni estremi che hanno caratterizzato il mese appena trascorso, con vento forte, bombe d’acqua e grandine come palle da tennis… Luglio ha regalato, comunque, anche qualche soddisfazione.
Sono tornato sul Ledra, a quasi un anno di distanza dall’ultimo lancio. La prima uscita non è andata proprio benissimo, niente di tragico, ma la tecnica di lancio ha mostrato tutti i limiti di un inverno e di una primavera senza un po’ di pratica. Chi conosce questo fiume, sa che non è lo spot più semplice da dove reiniziare, sia per la vegetazione presente lungo le sponde, che si protendono verso la sponda opposta quasi in un abbraccio, sia per i livelli, le buche, le lame e le zone di corrente che si trovano in acqua.
Avrei voluto ripartire dalla roggia Grava II, dove avevo finito l’anno precedente, spot molto più semplice e comodo, ma lavori di manutenzione del fondale e livelli “ballerini” hanno sconsigliato di perdere tempo con un’acqua dove i pesci erano fin troppo “stressati” e apatici.
Pescare il sabato sera, significa “passare dietro” a tutti i pescatori che già han battuto quelle acque lungo l’intera giornata, e per ottenere qualche successo è meglio aspettare le “coup de soir” e le bollate, anziché andare in caccia; se poi le bollate tardano, son rare e poco franche , le speranze di successo si riducono al lumicino. Assieme all’amico Roberto proviamo un paio di spot, se non altro per togliere la ruggine dal braccio, ma di bollate non se ne vedono. Ci si sposta, si riprova, ma il risultato non cambia, e siamo al crepuscolo. Mentre stiamo rientrando, c’è tempo per qualche ultimo lancio, da sopra la sponda, l’acqua è due metri più sotto ed il punto di presentazione quasi sulla riva opposta. Io non c’arrivo, nemmeno imprecando. Sforzando il lancio, ottengo solo un tailing loop con attorcigliamento di mosca e finale; troppa poca luce per cambiare il tutto. Roberto, invece, è più allenato e posando l’esca in una zona favorevole, riesce ad ingannare un piccolo ibrido di marmorata. Tempo di asciugare la Elk hair caddis e ci riprova, spostando di poco il punto di posa, bollata franca, ma riflessi lenti. Poco male, nuovo tentativo, stesso punto, risultato diverso, una marmorata sui 30cm si fa allamare. Come prima per guadinarla e slamarla occorre “scalare” la riva, ma con un po’ d’attenzione risulta fattibile, almeno fino a quando c’è un po’ di luce.
Risultato della giornata: Roberto 2 io 0.
Qualche giorno dopo, ci riprovo, questa volta c’è anche Luca a farmi compagnia è un giovedì. Decidiamo di provare spot diversi, quelli che negli anni passati, avevano regalato qualche soddisfazione. Ci dirigiamo verso il “ferro di cavallo”, ma i livelli sono troppo alti, le rive infrascate e qualche tronco è caduto nel fiume. “Temolandia” è in zona, è un punto di confluenza, e l’area a monte difficilmente presenta livelli troppo alti. Qui i temoli ci sono quasi sempre, ma “fregarli” è un altro conto. Se Luca, con una Red Spinner, è riuscito a farne salire qualcuno, senza però, farlo abboccare, la mia Para Adams non ha sortito nessun effetto. Non vedo schiuse perticolari e non risconosco quale insetto sia sul menù del giorno ed essendo prossimi al tramonto, ritorniamo verso il corso principale.
Rispetto a sabato, la zona dei “portelloni” sembra più viva, e Luca sbaglia un trota proprio sotto i piedi, mentre io continuo a cambiare mosca, intestardendomi su una bollata. Goddards Caddis, Para Adams, Elk Hair Caddis… niente sembra incontrare i gusti di questo pesce. Ci spostiamo un po’ a monte del ponte, per capire se la situazione bollate stia evolvendo, ma sembra che il periodo di “stanca” continui.
Siamo agli ultimi attimi di luce e decidiamo di riprovare la zona che sabato è stata così favorevole a Roberto, che nel frattempo ha deciso di farci compagnia, ma solo in veste di osservatore, per oggi ha già “vissuto” abbastanza il fiume, per altri motivi… (professionali)
Sono più a valle rispetto a quello spot, ma il braccio oggi è più caldo e l’azione di lancio più fluida e leggera, permettendomi un posa “decente” più precisa e leggera. La Elk Hair, non è stata efficace, probabilmente solo per una questione di orario e di luce: plecotteri e tricotteri sono più presenti all’imbrunire. Roberto è convinto che funzionerà! Chi sono io per discutere con chi su quelle acque ci vive?
Luca, invece ha puntato un punto sull’altra sponda, sotto una fronda, dove delle bollate franche invitano a provare, ma è uno spot difficile, alberi a destra e a manca, con un area libera solo sulla vericale e per il punto di posa ottimale, bisognerebbe ricorrere ad un sottovetta… Il risultato è un calvario, tra tailing loop della lenza, pose troppo corte o mosche che si attaccano alle foglie, sia di questa che dell’altra sponda.
Mentre a monte, le cose sono complicate, io mi trovo in una zona più libera e provo una posa al limitare di alcune erbe sommerse… tempo di guardare come si stende la coda in corrente, arriva un abboccata. Ferrare è una formalità, come scoprirò al momento di slamare… la marmorata ha mangiato talmente bene, che avrei catturato anche senza mettere in tensione la lenza.

La parte difficile viene nel momento in cui devo guadinare a causa di una sponta verticale alta più di due metri, ma con un po’ di calma e valutando bene dove mettere i piedi, riesco ad arrivare ad una distanza utile. L’esca è in profondità, ma la bocca grande e l’assenza di ardiglione non rendono troppo complicato l’operazione. Il tempo di una foto, fatta dai compagni di avventura e la mia preda ritrova la sua strada.
Sono soddisfatto, posso anche rilassarmi e guardare e tifare per Luca, nella sua impresa di ingannare la trota tra le erbe sotto le fronde che continua a bollare tranquilla. Quasi per abitudine in automatico, asciugo la mosca e stendo il finale… rilancio più per passare un po’ di tempo, in attesa che Luca vinca la sua battaglia, che non con l’intenzione di pescare ancora, tant’è che riposo l’esca quasi dove l’avevo messa prima. Questa volta l’abboccata è ancora più feroce, anche se la taglia è nettamente inferiore. Un piccolo ibrido sui 20cm non ha resistito, ma slamarlo è stato complicato e lungo, la mosca era in fondo e la bocca piccola. Ho pensato anche di tagliare il filo, tanto era il tempo che stavo perdendo, nel tentare di arpionare la testa dell’amo, ma alla fine sono riuscito a estrarlo. La trota era esausta e ossigenarla è stata cosa lunga, ma il guizzo fuori dal guadino ha riportato tutto a posto.
Il mio compagno nel frattempo, testardamente continuava ad insistere senza fortuna. A decretare la fine dei giochi è arrivato il buio e la perdita dell’ennesima mosca.
Cara la mia trota, o temolo, non importa chi tu sia… sappiamo dove stai, prima dell’autunno torneremo a trovarti…





