Come alternativa il titolo poteva essere benissimo “Luglio con il bene che ti voglio”…
Dopo circa due anni di digiuno, delusioni e frustrazione, finalmente sono riuscito ad allamare un pesce! Quest’estate, meteorologicamente parlando non è sicuramente la più adatta causa caldo estremo e carenza idrica con molti corsi d’acqua a livelli minimi se non addirittura asciutti.
Con queste premesse, la voglia di pescare c’era, ma quello che mancava era la fiducia di poter allamare. Fortunatamente, alcuni corsi d’acqua, soprattutto sorgivi, hanno subito meno le ingiurie del meteo e di questo terribile anticiclone.
Quello che mi ha stupito maggiormente non sono state tanto le catture, ma il luogo… La cara vecchia Grava Seconda, che regolarmente viene mandata in asciutta ogni anno ed innaspettativamente ogni anno regala sorprese…
Sulla superficie nessun segno di attività, nessuna bollata, solo i vortici ed i turbamenti creati dalla corrente, di cui tenere conto durante la posa, per evitare il dragaggio. Non si vedono schiuse ed gli insetti che si posano non sembrano plecotteri o tricotteri, quindi non ho idea di quale potrebbe essere l’imitazione più azzeccata da usare. L’unica strategia da applicare è usare una mosca da lcaccia e tentare di stimolare la curiosità delle trote, con passate che seguano il naturale muoversi della corrente.

L’inutizione è stata premiata e due belle marmoratine sui 30cm si sono lasciate ingannare da una Para Adams (su cui avevo già scritto in passato un articolo dal titolo la “Regina d’Aprile”) e dalla più classica delle Jackal One, proprio quando il crepuscolo arrivava ed il Coup du soir era al culmine… e sinceramente era l’unica mosca sufficientemente visibile su una superficie oramai scura.
La Para Adams, aveva ingannato anche altre due trote, ma i tempi di reazione sono stati decisamente lunghi e le mie potenziali prede hanno riacquistato il fondo della roggia, per non lasciarlo più.
L’amico Roberto che ha insistito perché lo raggiungessi e che ha scelto la location, non ha avuto la medesima fortuna, di tre bollate franche ha ottenuto solo tre slamature subito dopo l’abboccata…
A dettare la chiusura delle ostilità è stata una parrucca formatasi sul finale conico, mentre cercavo di insidiare, probabilmente un temolo, che mi sbeffeggiava con delle bollate lente, ma candenzate. La procedura di “sgarbugliamento” avrebbe richiesto troppo tempo, considerando soprattutto la fioca luce che rimaneva ed anche la sostituzione dell’intero terminale, con la necessità di rinfilare il nylon nell’occhiello della mosca per farvi il nodo, non era una opzione praticabile in tempi utili.
Era giunto il momento di bersi una birra in compagnia parlando di pesca e di vita, dopo aver trascorso un’intero anno lontano da un fiume e senza aver tenuto una canna in mano.





