Sul Resia con il Maestro

Fin da quando ho ricominciato ad agitare la canna in aria, con una certa serietà, convinzione e continuità, ovvero nel 2011 avevo qualche piccolo sogno che mi sarebbe piaciuto realizzare.

Tra i tanti desideri, due si sono appena realizzati, ovvero andare a pescare sul Torrente Resia, che non avevo mai visto, ma che tanti  mi avevano raccontato e decantato per bellezza e pescosità e l’altro, invece, era di riuscire a fare una uscita a mosca con il mio primo maestro di lancio, ovvero Maurizio Molinaro, istruttore di lancio e presidente della SAP amici pescatori “le Vrie” di Pers di Majano.

L’occasione si è presentata un sabato, in cui le due emozioni si sono concretizzate simultaneamente

Il Resia è veramente una spettacolo, una perla incastonata tra le montagne di un Friuli sempre più affascinante. Molto diverso dai corsi d’acqua su cui sono abituato a pescare, quelli della pianura, che comunque sono molto belli, ma il torrente montano con le sue acque veloci, i massi qua e là affioranti che cambiano le dinamiche delle correnti, creano un ambiente naturale, molto stimolante, da dover “leggere” ed interpretare, capire dove il pesce sosti, quale sia la buca più promettente, il sottoriva coperto da vedetazione più invitante, e quale siano gli invertebrati presenti sopra e sotto il pelo dell’acqua, per capire quale imitazione ha le potenzilità più “catturanti”.

Già queste premesse, comportano una uscita “di studio”, se poi si ha la fortuna come è capitato a me di poter godere dei suggerimenti del “maestro”, beh allora la cattura del pesce è l’ultimo dei pensieri, e l’uscita si trasforma in un momento didattico e di crescita.

Vedere i lanci di Maurizio era poesia, con naturalezza e senza sforzo passava da un angolato ad un rovesciato, da un tagliato ad un sottovetta…

Lo elogi e ti dice con una semplicità disarmante, “sto ancora imparando”. Beh se lui sta imparando io che dovrei dire? “sto imparando a reggere la canna?” forse visto che nemmeno la mia impugnatura è sempre la stessa…

Poi è stato il momento dei consigli, delle correzioni (almeno come le ho capite):

  • Il gomito deve rimanere il più possibile adeso al corpo per non aprire il piano di lancio
  • La chiusura del lancio in avanti deve chiudersi sullo stesso piano su cui si è sviluppato, senza che la vetta della canna entri all’interno della spalla
  • Il momento spinta deve venir eseguito dall’avambraccio, si deve sentire lavorare i bicipiti.
  • Il polso deve limitare la sua escursione posteriore.
  • Con la coda dell’occhio bisogna tenere controllato che la canna rimanga sempre nel campo visivo, con uno STOP tra le 12 e le 13
  • Mantenere verificato che il mulinello non ruoti internamente o esternamente, trasmettendo alla coda false dinamiche
  • Non imporre troppa “violenza” alla canna, almeno al mia povera Shimano, non è reagisce proprio benissimo se la maltratto

Sul momento nessuno o quasi delle rettifiche dava frutti, mi conosco e non ho fretta di memorizzarne il movimento, con la calma se rimango concentrato ci riuscirò.

Poi un occhio al problema di un Loop troppo aperto, e Maurizio ipotizza che un cambio della conicità del terminale possa aiutare, non in questa uscita, ma nelle prossime con una correzione anche di qualche imprecisione nei movimenti.

E così ecco la nuova progressione che ho denominato “Terminale TLT le vrie”:

  • Terminale 15′- 450 preciso: 200×0.60 – 20×0.50 – 20×0.40 – 20×0.35 – 20×0.30 – 35×0.25 – tip 135×0.18/0.16/0.14/0.12 a scelta
  • Terminale 15′- 450 progressivo: 170×0.60 – 72×0.50 – 34×0.45 – 20×0.35 – 15×0.30 – 15×0.25 – tip 114×0.18/0.16/0.14/0.12 a scelta
  • Terminale 10′- 300 risorgive : 155×0.50 – 15×0.45 – 15×0.35 – 15×0.30 – 15×0.25 – 15×0.20 – tip 70×0.16/0.14/0.12 a scelta
  • (in caso di necessità di pose maggiormente raggruppate o delicate, è possibile allungare il tip rispettivamente a 185 194 120 o ancora di più in funzione dell’ abilità)
Ma il gran finale sul Resia doveva ancora venire…
Oramai prossimi al tramonto, su una buca conosciuta dal Maestro, si è visto bollare un temolo, forse erano pure due.
Evvai si mira sul sicuro. Mira, parolone, cerco di avvicinarmi…
Una mezz’ora di lanci in prossimità delle bollate con altrettanti rifiuti, cambi mosca frequenti per capire quale fosse l’insetto obbiettivo, ma nessuna delle imitazione del Carnet hanno dato risultato.
Se per quanto mi riguardava era ovvio, mi ha stupito che neppure il maestro riuscisse a scovare la mosca giusta ed alla fine ci siamo arresi al temolo che ci ha rifiutato.
Come consolazione ci siamo goduti Pollo e Birra a Resiutta e quattro chiacchiere sui vecchi tempi; quale modo migliore di chiudere una giornata?
Non avremo preso nulla, di sicuro ho imparato tantissimo, sono stato in mezzo alla natura, ho ritrovato un Maestro, ho conosciuto un torrente speciale, ed ho tentato il mio primo temolo… non potrei chiedere altro, forse questa è l’essenza e la semplicità della pesca con la mosca.
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