Il guardiano del Torsa

Anche quest’anno è finalmente arrivato il magico momento di togliersi la ruggine di dosso, bagnando le mosche in acque amiche e vicine, e magari allamare qualche preda, che nel mio caso non è poi così scontato, vuoi perchè scentemente evito i tratti Nokill e le zone pronto pesca, sia perchè continuo a intestardirmi a pescare a secca, che se il pesce non collabora, magari bollando, non è la tecnica più redditizia. Dall’anno scorso è iniziato il percorso di evoluzione come pescatore a mosca a 360°, il chè farà inorridire i puristi della pesca a mosca intesa come pesca a secca, ma che io considero una limitazione, sia per il periodo che questa risulta efficace, sia per le prede insidiabili. Lo scorso anno ho iniziato ad approcciarmi ai grossi predatori, come il Luccio ed i Persici, con canne e code pescanti, senza risultati evidenti, ma comunque con piccole soddisfazioni personali, magari nel fatto di riuscire a posizionare l’esca nel punto corretto e non a caso, al momento una mini-guida è allo studio. Quest’anno d’altra parte ho cercato di evolvermi ancora, dopo i fallimenti degli anni scorsi con la pesca a ninfa, ho voluto riprovare ma passando al minimalismo, per ampliare le mie tecniche e la mia visione di pesca, ho voluto provare la Tenkara, che per la sua semplicità mi affascina, e perchè era la tecnica usata da Sampei!!!! Il mito ispiratore della mia infanzia. Per ora ha dato frutti solo a secca, ma questa sarà un racconto che farò un domani, quando non sarà solo per caso o per fortuna, e quando riuscirò a sfruttarla anche con catture al di sotto del pelo dell’acqua. Una cosa, però, mi è da subito chiara: la mia visione della storia della pesca a mosca, che ho trattato qui https://pescareamoscainfriuli.com/biblio-e-video-teca-materiale-online/pam-storia/ ed è tutt’ora, come mi capita spesso solo un progetto iniziato, con il mio entusiasmo tipico, è lungi dall’essere completo, grazie alla mia tipica incostanza🙂. Comunque tale storia, necessariamente ha bisogno di una rettifica: è parte della storia della pesca a mosca in OCCIDENTE, visto che quella d’ORIENTE, dove la Tenkara è nata e si è sviluppata, sarà oggetto di altro percorso di studio, per fare un paragone un po’ avventato ed approssimativo, è come parlare di Piramidi, si pensa a quelle Egizie, ma esistono anche quelle Maja, se non altre in giro per il mondo.

Quest’anno ho riprovato alcuni tratti di fiume che conosco, ed ho dovuto constatare, purtroppo, che la presenza di vita, soprattutto ittica, è cambiata dastrivamente, forse per la prolungata mancanza di pioggie quest’inverno, o forse per altri fattori, ma erbe e pesce ne han risentito, e non mi riferisco alle trote, ma soprattuto agli amici cavedani, senza tra l’altro scordare la presenza di pesce foraggio, piuttosto che le lumache d’acqua dolce.

Anche il Torsa è cambiato, ma questa volta è per mano dell’uomo.

Chi possiede i terreni sulle sue sponde ha posizionato delle reti per impedire il transito ai pescatori, ma anche per limitare gli spostamenti dei propri animali da cortile. Questo sistema, però, non limita gli spostamenti del nuovo guardiano, che vigila sul Torsa: uno stupendo esemplare di Pastore Maremmano. Sicuramente quando lo si vede all’orizzonte ergersi maestoso, mette inquietudine, ma quando ci si rende conto che non ci sono recinti a separlo dalla riva, beh la soggezione aumenta, soprattutto quando a passo veloce ci si avvicina.

E’ una razza canica che amo e mi ricorda sia Belle di “Belle e Sebastienne” sia quello stupendo esemplare posseduta da Claudio caro amico d’infanzia, ed alla memoria riaffiorano dolci ricordi di un periodo spensierato. Ma questo esemplare; a parte che non è la Belle del mio amico, è un maschio ed io sono nel suo territorio. Partendo dal presupposto che nessun animale è cattivo, decido di ignoralo e di continuare a pescare come prima. Se è vero che le api che ronzano attorno alle mani dei pescatori che cuciono le reti lungo le banchine dei porti, non pungono gli uomini intenti nella loro opera, perchè il movimento è ripetitivo e non presenta bruschi spostamenti, allora potrebbe essere applicabile al fatto che se continuo a pescare senza movimenti che possano venir interpretati come minaccie, beh dovrei poter evitare parecchi grattacapi. Strategia vincente!!! Il colosso, è un esemplare giovane, e dopo avermi annusato, decide che non sono un intruso fastidioso, che gli piaccio e che vuole giocare! Risultato, si mette via la canna e si accarezza il nuovo arrivato, soprattutto perchè vista l’insistenza in cui mi sta appresso, non sarei comunque riuscito a continuare a lanciare, senza tra l’altro rischiare di allamarlo per sbaglio. Provo comunque a stare in mezzo al fiume, ma l’amico sa nuotare anche se ha un po’ di paura per la leggera corrente.

Dopo una decina di minuti decido che è il caso di rientrare, ma arrivo ad una conclusione, dove non arriva l’uomo ci arriva il cane! Se l’obbiettivo dei titolari dei terreni era tenere lontano i pescatori e visitatori indesiderati (nutrie a parte che continuano imperterrite a fare la loro vita) dai loro possedimenti, se le reti ed i divieti non hanno sortito effetto, perchè vengono ignorati, sicuramente la presenza di questo Maremmano, può sortire effetto!

Chi aspetterebbe di vedere come si comporta il nuovo guardiano?  Sapendo di essere sul suo terreno, a parte me ovviamente? Ed anche se ci si fa amicizia, chi continuerebbe a stare in zona, con un essere peloso di una sessantina di chili che continua a cercare in tutti i modi di attirare l’attenzione per ottenere le coccole?

Al momento tra reti, divieti di passaggio ed il guardiano, il Torsa almeno in quel tratto che io frequentavo, è diventato un fiume da toccata e fuga, con un area pescabile di forse un centinaio di metri, almeno a valle. A monte se i titolari delle case e della peschiera fan sentire la loro voce al passaggio di chiunque, rendono anche quella zona non accessibile liberamente, rendendolo di fatto NoKill “naturale” un tratto di fiume, altrimenti molto frequentato. Ma a volersi impegnare l’alternativa c’è, come risalire la corrente lungo il greto guadandolo, visto che il letto del fiume non può venir limitato, ma ne vale la pena?

Per ora mi accontento di pescare nella prima parte, dove ho fatto le prime catture della stagione, con 2 bei cavedani e 2 belle scardolotte che non han resistito alle mie mosche, ma soprattutto una guadinata è da ricordare: il primo cavedano a Tenkara. Non solo è la canna a gestire il tutto; è una sensazione strana diversa da quella conosciuta finora, nel ferrare e portare a guadino il pesce, quando non si ha a disposizione un mulinello o anche una coda che ammortizza. Ora capisco l’entusiasmo di Sampei! quando prendeva un pescetto, anche un esemplare di 25 cm fa sudare le provvidenziali 7 camicie, e sembra che pesi e si agiti come un esemplare da 40!🙂

 

 

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