Stagione 2016 – “una lamentela civile”

Ho scritto questo piccolo articolo, subito dopo la chiusura “prolungata” della pesca in zona B a fini turistici, ovvero nei laghi maggiori quali quello dei Tre Comuni o di Barcis; ed il titolo è stato pensato parafrasando un monologo, molto intenso e toccante di Marco Paolini, ovvero, Vajont 9 ottobre ’63 – Orazione civile, ho pensato a questo, dove civilmente lamento un annata povera di popolazione ittica e di etica nei pescatori. Sia ben inteso che dal punto di vista delle catture, è comunque stata una stagione soddisfacente, ma è la popolazione dei fiumi ed il loro stato di salute, il problema. Sarà per un inverno particolarmente asciutto ed avaro di pioggie, che ha portato ad un drastico e pericoloso abbassamento generalizzato dei livelli, non solo dei maggiori corsi d’acqua, ma soprattutto dei canali e delle rogge, sarà per qualche inquinante che forse è stato sversato, forse da qualche contadino sbadato o qualche pesticida usato un po’ troppo o troppo in prossimità di canali o falde, sarà forse per qualche strana malattia, virus, batterio o alga che  sono comparsi nelle nostre acque e che colpiscono la fauna locale… fatto stà che trote a parte, che regolarmente vengono immesse dall’ETP, mentre cavedani, alborelle, vaironi… sembrano decimati e questo torna a discapito anche delle trote stesse, a cui viene a mancare una fonte di nutrimento soprattutto per quelle più grosse. Non conosco il vero motivo, ma è preoccupante per l’equilibrio dell’intero ecosistema. Qualcuno “accusa” l’arrivo dei migranti e le solite popolazioni dell’Est Europa (noti per amare la carne dei ciprinidi, a differenza dei friulani); ma anche questa ipotesi mi sembra troppo semplicistica e comoda da usare. Di sicuro il bracconaggio è stato presente, con il rinvenimento in regimi NK di scatole di camole ed intere montature con il vivo, infischiandosene del rispetto per i pesci e gli altri pescatori. Quest’anno è stato un anno di grandi riunioni, titoli e articoli su carta stampata e sui social network, di chiacchiere da bar, di proclami e disdette, di promesse e minacce, tutte incentrate su un tema caldo, fin troppo facile da colpire, ovvero l’eventuale soppressione/riconversione dell’Ente Tutela Pesca, che con sorprendete celerità ha visto alcuni denigratori degli anni addietro, ravvedersi all’improvviso ergendosi a paladini della sua conservazione… il 2017 forse porterà cambiamenti, ma dire se nel bene o nel male, per il mondo della pesca, dei pesci, dell’ambiente e dei pescatori, è prematuro.

In parte il 2015, mi aveva dato segnali inquetanti, che il 2016 hanno confermato ed imposto un cambiamento nella mia politica di “condivisione” delle mie esperienze di pesca. Fino a due anni or sono, tenevo aggiornato, entro la settimana successiva, le mie uscite a pam, dando indicazioni sul momento della giornata, sul tipo di esca e sulle condizioni del fiume… ora dopo che alcune roggette, piuttosto nascoste sono state letteralmente svuotate, compreso e sopprattutto il sottomisura, beh ritengo che sia necessario adottare un cambio di strategia… il diario è qualcosa che mi serve a fini statistici, ma lo pubblicherò solo a fine stagione, e certi riferimenti sul luogo saranno un po’ più criptici. Le foto, invece, continuerò a pubblicarle come ho fatto fin ora, ma eviterò anche qui di essere troppo preciso, soprattutto in quei contesti, dove il regime di pesca non prevede regimi particolari, come il No Kill o RPS.

Annata tutta da dimenticare allora? nemmeno per sogno! Archiviata, credo definitivamente la pesca a ninfa, almeno quella con canna e mulinello, mi sono avvicinato alla Tenkara, che mi ha affascinato da subito; i risultati sono stati scarsi, ma è una tecnica nuova ed al momento sono autodidatta. Ho potuto notare dei miglioramenti interessanti, invece, nel lancio delle code pesanti per insidiare lucci e bass. Mentre il persico trota, anche di buone dimensioni, è stata una preda che ho potuto “toccare” con mano, il lupo d’acqua ancora sfugge, ma la perseveranza, la costanza e la dedizione sono sicuro che porteranno a risultati prima o poi.

Sul fronte della pesca a secca, che sempre più, sento come mia, da segnalare la realizzazione di alcune ricette di imitazioni, che finalmente hanno dato i risultati sperati, non solo dal punto di vista delle catture, ma soprattutto dalla resa in galleggiabilità e resistenza, affrancandomi non poco come piccolo fly tyier.

Cari amici, mi hanno portati in luoghi splendidi, piccoli scrigni di pesca, riservati a pochi, un privilegio che sento il bisogno di onorare e rispettare tenendo questi spot segreti. Il 2016 mi ha fatto entrare in contatto ed a volte conoscere, grazie anche alla “pubblicità” di questo sito, persone e personaggi dall’Italia e dall’estero. Per mancanza di tempo non ho potuto “incrociare” le lenze con un amico Austriaco, molto simpatico e disponibile, ma gli impegni di lavoro, non hanno impedito di portare a pesca, qualcuno che negli States, è conosciuto, qualcuno che ha scritto di pesca e di viaggi di pesca e che “viene” citato anche in Italia da altri “grandi”: il buon Claudio Tagini. Qui non mi metterò a pubblicare la sua biografia, per i curiosi, google ed internet sono fin troppo prolissi. Per quanto mi riguarda, l’incontro con Claudio, è stato un evento costruttivo, il confronto con una scuola di pesca e mentalità diverse da chi è cresciuto in questa regione, sia per “le complicazioni” tipiche della burocrazia italiana, ma anche per come viene concepita e gestita l’attività alieutica in Nord America, e come si “lancia” in quella parte del mondo. Ma anche le imitazioni nel Carnet, sono state una sorpresa, la “Roncallo Special” è stata qualcosa di micidiale anche nei confronti di trote apatiche, che risentivano delle pioggie dei giorni precedenti. Decisamente un momento di crescita e di confronto estremamente costruttivo, con una persona, non un personaggio, con cultura e molto alla mano. Altro momento indimenticabile, anche se mentalmente faticoso, è stato il momento in cui Claudio ha affidato a me ed al mitico Alvio (Jackal) una coppia di americani in luna di miele, che volevano provare a pescare a mosca in Friuli. Fare da Chaperon, come ci ha definiti il Tagini, di per sè non era un problema, capita spesso di accompagnare amici, anche neofiti, a pesca in luoghi nuovi, cercando di creare le condizioni ideali perchè riescano ad allamare il pesce, ma farlo con una coppia di sposini, che parla Americano ed ha dei tempi a dir poco risicati, non è proprio una passeggiata, gli intoppi e le cose che possono andare storte, rovinando l’esperienza, sono molteplici, dal meteo all’umore dei pesci… ma l’asso nel taschino è stata la Frasca, con cucina tipica casalinga ed il buon vino locale!

 

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