Il Natisone può attendere… almeno per ora

Visto il clima, poco conciliante, e Giove Pluvio particolarmente prodigo di precipitazioni, la mia uscita programmata sul Natisone ha dovuto subire un rinvio inatteso, considerato che le acque non erano di certo ottimali, né come livello né come trasparenza, ma la delusione è stata breve. Così il 1 maggio, con la scusa di un pranzo in famiglia ho deciso di fare un giro d’ispezione nella zona collinare, cercando di scovare qualche nuovo posticino e qualche corso d’acqua che non fosse così suscettibile al cattivo tempo. Ricordi d’infanzia mi hanno indirizzato verso il Leale, ma non era lui il vincitore, bensì il Melò ed il Canale Bonifica entrambi che passano per Avasinis di Trasaghis ed entrambi che terminano nel Leale. La PAM non si è rivelata fortunata, sia per una questione di orario [pieno pomeriggio] che per una conformazione della Flora [infrascamento supremo]. Ma i presupposti per regalare in futuro soddisfazioni ci sono, visto che il Melò, nel tratto dal ponte della Strada Statal Trasghis-Peonis fino alla confluenza con il Leale è un NK. Le foto scattate confermano la bontà dei due corsi d’acqua scovati, che sicuramente prelude a futuri sopralluoghi… e lunghe pescate.

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Stagione di pesca a mosca 2013

E finalmente si frusta. Fatte le prime uscite dell’anno, con un inizio Aprile veramente inclemente, tra pioggia, freddo e vento. Non il clima ideale per chi pratica la PAM, ma questo è e questo si prende…

Dopo la prima giornata con l’obbiettivo solo di riprendere il movimento corretto e le giuste sensazioni e sensibilità, si è optato per stare in zona, visto mai che Giove pluvio decida di svegliarsi o Eolo abbia la luna storta… Quindi Barbariga per cominciare. Certo non è il posto più affascinate, ma sembrava morto, pesci in attività zero, movimenti sotto le sempre presenti erbe, meno. Quindi è stato il momento di fare un saltino sulla Miliana. Cambiata location, ma non il risultato. Unico miglioramento un’acqua più “vivace” e più pulita. In conclusione non ho preso nulla, ma non ho nemmeno fatto danni, con mosche perse o Tailing loop aggrovigliati, e considerato il vento sempre presente i lanci sono andati meglio del previsto. Ergo sono comunque soddisfatto.

Nuovo giro, nuova corsa. E’ stata la volta del mio posto di pesca preferito: il Natisone. Nuvole, freddo ed una brezza che disturbava a tratti. La giornata è stata un momento di pausa tra due giorni di precipitazioni abbondanti.

Di movimento in acqua ne ho visto poco. Fino a quando non spendo in occhiali polarizzati, ho poche chances di vedere qualcosa in presenza di riflessi sull’acqua. Ma qualche ombra importante si è vista ed una marmorata che ho disturbato camminando sul greto e che si è subito dileguata, mi han sollevato il morale. Poi l’apoteosi, la prima ferrata della giornata. Non un granchè; un cavedanino ino ino ino. Talmente piccolo che la mia frenesia nel ferrare lo ha fatto letteralmente volare ai miei piedi. Ma sia l’anno scorso che l’anno prima ho cominciato con catture non irresistibili, poi la stagione è stata splendida, quindi se questa è la tradizione, allora ben venga. Comunque la gioia della prima ferrata, dopo lo stop invernale è qualosa che ti riempie il cuore. Ma il Natisone non è stato molto prodigo, ma un’altra ferrata, sempre di qualcosa di minuto, slamato subito dopo, sempre a causa della mia veemenza nel ferrare, ed alcune ferrate a vuoto, mi fan ben sperare per le prossime volte e lo stato di salute del fiume.

Il diario, le catture e la pagine sul Natisone sono state aggiornate

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Terminali

Finalmente comincio a mettere in ordine un po’ degli appunti sparsi che ho in giro

Ognuno ha la sua ricetta più o meno perfetta per i terminali da usare, a secondo delle occasioni e del tipo di tecnica utilizzata; c’è chi usa terminali conici, terminali a nodi e terminali antidragaggio. Personalmente i primi non li amo particolarmente sia perché li devo comprare sia perché non li trovo con le misure e le caratteristiche che voglio. Quindi me li autocostruisco. La differenza tra quelli a nodi e quelli antidragaggio è che i secondi sono una seguenza di spezzoni legati tra le asole.  La tabella qui di seguito riportata, nasce dalle mie prove “su strada”, e viene riportata per evitare di perderla o dover sfogliare pacchi di carte (dato il mio ordine vulcanico).

TLT Standard TLT torrente Sommersa Ninfa Streamer Tipo 1 Streamer Tipo 2
5 mt
cm x diam
180 x 0.50
90 x 0.40
60 x 0.30
30 x 0.20
3,3 mt
cm x diam
120 x 0.50
60 x 0.40
40 x 0.30
20 x 0.20
mt
cm x diam
mt
cm x diam
2,55 mt
cm x diam
70 x 0.50
40 x 0.40
35 x 0.35
30 x 0.30
2,6 mt
cm x diam
100 x 50
60 x 40
40 x 30
tip
140 x 0.18->0.10
tip
90 x 0.18->0.10
tip tip tip
80 x 0.18
tip
60 x 0.18 -> 0.24

Ma il tip finale non è un numero casuale, va scelto anche in base alla mosca che ci vogliamo montare. Se è troppo sottile non si stenderà completamente e la mosca non tenderà a creare dei torciglioni, al contrario se troppo spesso, non entrerà nell’occhiello o non permetterà all’artificiale un movimento naturale.

La tabella sotto, è la riduzione di quella presente nella sezione Tecnica->Terminali

Diam.
Americano
Diam.
Europeo
Amo
artificiale
3X 0,20 10, 12, 14
4X 0,18 12, 14, 16
5X 0,15 0,16 14, 16, 18, 20
6X 0,12 0,14 18, 20, 22, 24
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Benvenuti!

Pescare a Mosca in Friuli e nella Venezia Giulia

abbreviato PAM in FVG

Questo sito nasce, principalmente perchè non ho recuperato in rete qualcosa di simile a come immagino io un sito sulla pesca a mosca in regione, e quindi ho deciso di crearlo, pensado di non essere l’unico ad avere tale esigenza e così facendo mi son messo in gioco anche con il desiderio di confrontarmi con altri pescasportivi e far conoscere le acque della mia terra natia, che tanti bistrattano accusandoci [noi Friulani di averle rovinate ed impoverite], ma a cui sono particolaremente affezionato anche se molto meno popolose di fauna rispetto a quando ero un pischello, ma che continuano a farmi battere il cuore con angoli emozionanti… basta aprire gli occhi e guardare le rive fermandosi ad ascoltare la voce della natura. Una passione che a volte sconfina in una malattia… La pesca a mosca ti entra dentro e non ti lascia più. Ma come mai? Perché è completamente diversa da ogni altra pesca tradizionale!
Nella pesca con le esche naturali si sfruttano 4 sensi del pesce:

olfatto

(l’odore dell’esca stessa)

 gusto

(il pesce assaggia l’esca)

vibrazione

(l’esca viva si muove e vibra)

vista

(vedendo la presentazione dell’esca)

Nella pesca con gli artificiali i sensi del pesce, solleticati dall’esca si riducono a 2 la vista e la vibrazione

La pesca a Mosca invece può sfruttare solo la vista, e molto raramente la vibrazione (con l’imitazione che viene fatta patinare sulla superficie).

Discorso a parte è l’udito del pesce, tutte le pesche tradizionali sfruttano un peso per il lancio e quindi l’ingresso in acqua è più o meno rumoroso, al contrario la mosca pesando pochi grammi e sfruttando la coda di topo per presentarsi al pesce, se il lancio viene realizzato correttamente, risulta assolutamente silenziosa; eccezion fatta se l’obbiettivo è il cavedano, dove a volte si schiocca di proposito l’imitazione sul pelo d’acqua per attirare l’attenzione e quindi si sfrutta il sonoro.

Quindi per riuscire nella pesca a mosca, oltre alla tecnica che solo la pratica e la costanza permetteranno di padroneggiare più o meno bene, fattore determinante è imparare a leggere il fiume e l’ambiente in cui questo scorre, ed immedesimandosi in questo mondo ci se ne innamora anche perché il silenzio del lancio permette di ascoltare tutti gli altri suoni.

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