Primi risultati di PAM dal Kayak

Finalmente, anche dal kayak sono riuscito ad evitare il cappotto, tempo addietro sul lago dei tre comuni, mi ero salvato grazie ad un branco di Cavedani in acque basse, che non avevano resistito alla posa della mosca sulle loro bollate. Ma non era una vera e propria cattura dal kayak, avrei potuto ottenere risultati simili anche da riva, pescando in maniera tradizionale. Comuque questo è il primo pesce quadinato dal kayak

Primo Cattura a mosiLca dal Kayako

Primo Cattura a mosiLca dal Kayako


Ora, però, anche il Bass è entrato nella lista delle prede prese a mosca. Quasi a caso la prima ferrata, usando un “cat wiskels”, facendolo lavorare a circa 10 cm dalla superficie, mentre il secondo, beh è stato cercato con insistenza, tentandolo con “lethal weapon” facendolo posare tra due zone di ninfee, vicino ad un legno che spuntava, con un recupero a scatti con pause più o meno lunghe e recuperi mai uguali. non saprei dire quale sia la combattività di un Bass a mosca, perchè non ne ho mai presi a spinning, ma la sensazione era che uno piccolo sui 20 cm tira e lotta come una bella iridea, bella pinnata, e parecchio arabbiata!!!

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Mai giudicare una Roggia, prima di averci pescato…

Beh è l’errore che ho fatto oggi. Al mattino, smontato dal turno di notte sono passato per un sopralluogo, ma senza troppa convinzione. Eppure la dritta dell’amico LDB è certa, lui quella roggia la conosce, e bene anche… Mah, non mi ispira, vado a nanna e ci dormo sopra.

Alle 18 decido che magari un salto lo faccio, e pure quattro lanci… mi ristudio la zona con google maps, decido dove posteggiare l’auto, carico la canna e mi avvio per la pescata.

Il termometro segna 32°, tanto tanto caldo… ma oramai sono in ballo…

Appena posteggio l’auto, mi rendo conto che non solo pescare a mosca in quella roggetta, non sarà una passeggiata, considerando l’ampiezza del letto e la vegetazione sia dentro che fuori, ma anche solo cercare di vedere dove si posa la mosca; per colpa non solo di quel velo di nebbia causato dall’umidità, tutta la pescata sarà una bella gatta da pelare, visto che gli occhiali da vista si appannano in continuazione…

Oramai sono a pesca, tanto vale provarci, anche se ho fatto un grosso errore, ho iniziato la roggia dalla parte sbagliata!!! sono a monte, e non posso pescare a scendere, visto che comunque l’acqua è chiara, ed i cavedani mi scorgono  ancora prima  che io possa capire dove essi siano.

Gambe in spalla, cercando la mimetizzazione con il granturco, percorro tutto il corso d’acqua (qualche centinaio di metri), ed intanto cerco di vedere sagome o movimenti (escludendo quelli della oramai omnipresente nutria che si sgranocchia placidamente il fusto di una pianta di mais).

Ed ecco che comincio a capire perchè quel posto mi è stato così calorosamente consigliato… ci sono parecchi cavedani, sia in gruppo che isolati.

Finalmente mi butto in pesca, usando una sola lente alla volta, intanto che l’altra si disappanna…:(

Il posto è stretto a volte ci sono meno di 50cm di superficie libera su cui far posare la mosca, facendo attenzione al contempo ai rovi su una riva, alle piante e al granturco sull’altra…

Alla fine dell’oretta di pesca sol riuscito a guadinare 3 bei cavedani, di averne persi un paio per una curva dell’amo troppo aperto, un altro che se n’è andato con una ParaAdams come nuovo piercing sul labbro, e poi lei… una Fario sui 35cm che non ha resistito al richiamo della mia Elk Hair Caddis!

Per fortuna che era un posto poco allettante!!! Grazie per la dritta LDB!!

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OOOps quest’anno sono in ritardo!

Per problemi di tempo, legati a vari impegni sia lavorativi che famigliari, l’aggiornamento del Blog è passato in secondo piano. Ora, però, almeno in parte devo rimediare… La stagione di pesca 2015, quella che si apre a marzo e si chiude a settembre, è partita molto bene, con alcuni spot che hanno regalato catture e divertimento, con novellame selvatico decisamente vivace. Ho avuto la possibilità di frequentare alcune nuove acque (Orvenco, Cellina, Lago Tre comuni, cava di paradiso), questi ultimi spot con il Kayak, ma per mia inesperienza ho avuto poca fortuna, comunque il divertimento non è mancato. Rispetto allo scorso anno, in alcune acque note ho notato un aumento esponenziale della vegetazione sia sul letto che sulle sponde, probabilmente fenomeno legato al clima di quest’anno; in altri casi le necessità irrigue agricole, che mal si coniugano con la pesca, hanno portato a veri e propri salti nei livelli, e conseguentemente apatia dei pesci. Nota a margine, per ora i temoli che popolavano il Livenza a Sacile… latitano, speriamo si facciano vedere nei prossimi mesi, mentre a Buja per fortuna mi fanno ancora e costantemente “fesso”, ma che divertenti che sono.

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Insetti sull’acqua di Nino Casino

La Fiera di Vicenza è passata da poco, ci sono stato con alcuni amici e compagni di pesca del Forum http://www.pescareinfriuliveneziagiulia.it e tra le altre cose, speravo di riuscire ad incontrare l’amico Nino Casino, autore del libro “Insetti nell’acqua, water Dwelling Insects” edito da Amico Libro. Purtroppo, Nino ha dovuto rientrare nella sua terra anzitempo, ma con la promessa di rivederci, magari su un fiume e magari a temoli!

Quello che non avevo previsto è che nonostante il suo libro sia praticamente introvabile, non più disponibile presso l’editore o in qualsivoglia libreria online o mercatino del usato, comprese aste online e mercatini dei forum specifici per pescatori e mosca e non, beh è riuscito a rintracciarne una copia e me l’ha spedita direttamente a casa, con tanto di dedica!

Forse potrebbe sembrare una banalità, ma per un amante dei libri stampati, qual’è il sottoscritto, ed essendone alla ricerca da oltre un anno di questo testo per i contenuti di altissimo livello scientifico, riceverlo è stato come ricevere il regalo di Natale, Pasqua e Compleanno tutto in una volta!

Grazie NINO, e ci vediamo sul Fiume

 

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Kayak FeelFree Lure 10

Finalmente è arrivato il giorno del ritiro. Il giocattolino è arrivato a Quinto di Treviso ieri in mattinata, ma l’attesa è stata lunga e non ce la facevo più ad aspettare, quindi stamane, partenza di buon ora, nonostante la reperibilità notturna non sia andata proprio benissimo e le ore di sonno siano state pochine…

Ore 9.00 Subaru pronto, colazione con la Consorte e si parte alla volta della Ozone Kayak a Treviso. Due orette dopo sono nel parcheggio; panico tutto chiuso, ma il Commerciale mi aveva garantito che erano aperti! Poi la mia passeggera nota la porta aperta sul lato del capannone… Sospiro di sollievo, ci siamo! Convenevoli di rito ed eccolo il mio nuovo compagno di avventura!!!

Dai video o dalle foto no ci rende conto delle reali dimensioni, ma dal vero ti trasmette la sensazione di solidità, robustezza, stabilità e manovrabilità.

Piccolo problema con i supporti da applicare alle barre portatutto per trasportare il kayak in sicurezza, è troppo chigliato per usarli, quindi niente supporti, lo fisso direttamente sulle barre!

Pausa pranzo in zona, con Baccalà alla Vicentina su crostone di pane, Zuppa di pesce, Caffè e via si torna.

Nonostante il vento forte il natante sul tetto non si sposta di un millimetro!

Ore 15.00 arrivo a casa dolce casa: ecco le prime foto di… (non ho ancora deciso che nome dargli, ogni imbarcazione è tradizione che ne abbia uno, ma c’è tempo per questo; almeno fino al momento del varo ufficiale, tra qualche giorno o settimana, vedremo, per ora ecco le prime foto!

Kayak Feel Free Lure 10 appena ritirato da negozio e arrivato nella nuova dimora

Kayak Feel Free Lure 10 appena ritirato da negozio e arrivato nella nuova dimora

Kayak Feel Free Lure 10 appena ritirato da negozio e arrivato nella nuova dimora

Kayak Feel Free Lure 10 appena ritirato da negozio e arrivato nella nuova dimora

Dal ritiro al test in acqua sono passati quattro lunghissimi giorni, ma finalmente questo pomeriggio sono riuscito a bagnarlo e farci un giro; FANTASTICO, incredibilmente stabile, sono riuscito anche a fare un po’ di Stand Up Paddling. Ecco alcune foto:

Vista del lago da bordo del kayak

Vista del lago da bordo del kayak

Vista del lago da bordo del kayak

Vista del lago da bordo del kayak

Vista del lago da bordo del kayak

Vista del lago da bordo del kayak

Feel Free Lure 10  Water Test

Feel Free Lure 10 Water Test

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Il primo centone

Mutuando un espressione tipica dello snooker, la stagione di pesca (quella che si apre a marzo e chiude a settembre) 2014 è stata sotto molti aspetti unica e probabilmente irripetibile, regalandomi emozioni esperienze e un piccolo primato personale: 100 pesci catturati, ovvero guadinati.

Forse il centesimo pesce non sarà stato il più nobile o il più grande, ma si merita il posto d’onore, avendo portato il numero delle catture alla doppia cifra.

Il cavedano del Torsa, comunque non è stato affatto un traguardo facile da raggiungere, visto che, nonostante una presenza massiccia, la loro attività era pressochè nulla, sospettosi e disinteressati.

Ho provato con le mosche che nell’ultimo periodo mi avevano regalato soddisfazioni, spesso inaspettate, come la jackal one nella variante oliva, per proseguire con la faina’s special sempre sui colori oliva e marrone, ma provando anche la casalinga nel colore classico, per poi azzardare con la royal wulff in caccia pura o la mitica parachute adams.

Risultato: nessun attacco o inseguimento, nemmeno dopo che sono sceso di diametro del monofilo passando dallo 0,16 allo 0,14 per arrivare allo 0,12.

Poi mentre me ne stavo sulla riva a guardarli nuotare tranquillamente, mi sono ricordato che lo scorso inverno, nella Muzzanella, un imitazione d’ape aveva avuto ragione di un cavedano particolarmente difficile. Quindi mi è sembrata la scelta naturale da provare.

Primo lancio corto, secondo lancio ecco il primo cenno di interesse con un inseguimento della mia imitazione, poi l’ape draga ed il cavedano fiuta l’inganno; ci riprovo lanciando proprio vicino ad un cespuglio pochi centimetri di spostamento ed ecco che la mia preda abbocca, ma non è lui il numero cento, spezza il filo e riconquista la libertà portandosi via la mosca.

Oramai lo spot è compromesso e devo cambiare zona, risalgo il corso provo alcuni lanci su altri cavedani in banco o solitari, ma nemmeno l’ape li stuzzica.

Arrivo ad una biforcazione del canale e decido di prendere il braccio che porta alla cascatella, l’acqua non è tranquilla come al solito e non sono molto ottimista, ma ci provo comunque, e contro ogni previsione dopo alcuni lanci senza nessun segnale di apprezzamento, riesco a far posare la mosca tra la schiuma e l’acqua calma, e finalmente la bollata e la ferrata!!!! Ora SI che si ragiona, ma non può contare come cattura fino a quando non è nel guadino e quindi mi son preso tutto il tempo necessario per avvicinarlo a me, evitando che riesca a sfruttare le erbe del letto del fiume per liberarsi, un paio di minuti dopo è nel guadino e la quota psicologica di cento pesci in una stagione di pesca è stata raggiunta!!!

Cambio spot e risalgo l’altro ramo del fiume, e sotto il ponticciolo ci sono parecchi pesci e magari riesco a prenderne un altro. Provo a lanciare verso il ponte, sembra che l’esca sia valida anche se non ci sono dei veri e propri attacchi, ma solo inseguimenti senza un seguito. Poi un lancio particolarmente “morbido”, con la mosca che si posa dolcemente, non draga ed ecco che la preda attacca l’imitizione, la ferrata è repentina e l’amo sembra saldo; inizio a recuperare, ma sfruttando un erba sul fondo aiuta il cavedano a riconquistare la libertà anzitempo, io recupero l’ape rimasta incagliata nella vegetazione.

Per quest’anno la stagione di pesca in zona B è chiusa, ancora un mesetto nei NK e poi si continua in zona A…

 

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Dorino

Se vi capitasse di andare a pescare sullo Stella a Sterpo, potreste parcheggiare la vostra auto nella “piazzetta”, il che è la cosa più saggia da fare, visti i problemi di atti vandalici che si sono verificati in passato a chi lasciava il proprio mezzo nelle strade bianche adiacenti… parcheggiando in “centro” non solo la vostra auto sarebbe piuttosto al sicuro, ma riuscireste a notare l’ingresso di un vecchio mulino, tutt’ora in attività, ed il mugnaio è il signor Dorino. Riconoscerlo è facile, sbucherà dalla porta del mulino appena sentirà il rumore della vostra auto oppure sarà a passeggio con il suo splendido bracco.

Un vero scrigno di esperienza e di ricordi, beh con 80 primavere sulle spalle, vorrei anche vedere…

Se è di giornata buona potreste ritrovarVi a frustare in acqua con lui appollaiato sul ponte che Vi racconta di come era il fiume 50 anni prima, di come bollava quando si faceva sera, peggio di una bibita gassata agitata; di come ci si organizzava con le reti per prendere il pesce necessario per la cena, nel tempo che le donne preparavano le braci per la griglia, gli uomini procuravano la materia prima…

E di come i temoli si scagliavano sulla mosca artificiale (si perchè il Dorino pescava con la frusta), e della presenza massiccia di lucci ed anguille….

E di come l’avvento della tecnologia e l’insediamento delle peschiere (con deviazione del corso originale delle acque), nonchè dei depuratori che funzionano un po’ si e un po’ no abbiano impoverito progressivamente le acque…

Di come il fondo ciottoloso da candido sia progressivamente diventato più scuro, e di come si sia riempito di erba e vegetazione…

Ma il Dorino non vi racconterebbe solo di come il posto sia cambiato, ma vi farà scoprire degli aneddoti storici impensabili… come  quando,  lui portava i calzoni corti (~1940), e capitava che arrivasse un Signore (nel senso nobile del termine) in calesse da Varmo scortato con due Famigli (servitù) ed avendo difficoltà a pescare, faceva ripulire le sponde dalla vegetazione (a colpi di falce e ascia) per poter frustare liberamente con la coda di topo!!!

Quando questa sera il Dorino mi raccontava questa storia da sopra il ponte, mentre tentavo di prendere qualche cavedano, sono rimasto affascinato, pensando a quanto vecchia sia la tecnica della pesca con la mosca, anche se non così tanto praticata in regione.

Visto il pozzo di conoscenza, di ricordi e di storia, che il Dorino può condividere, le prossime volte che vado a fare quattro lanci da quelle parti, anche se non pesco, solo ascoltandolo potrò rientrare a casa arricchito con un paniere di esperienze e novità assolutamente ineguagliabile.

Grazie Dorino, che il buon Dio ti conservi a lungo, così da poterci regalare le tue esperienze ed i tuoi splendini ricordi

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Corso di pesca a mosca

Il corso è organizzato da due amici, ma rapporto personale che ci lega a parte, quello che rende interessante il corso è la qualifica e le capacità tecniche e di insegnamento dell’istruttore, mio maestro di lancio già negli anni 90.

Per i neofiti completi, il pacchetto completo comprende l’attrezzatura base, ma molto performante anche per chi ha già una tecnica di lancio base già acquisita

CORSO DI LANCIO secondo la Tecnica di Lancio Moderna (conosciuta anche come TLT [tecnica di lancio totale] o TLS [Tecnica di lancio Sim])

Date:

Sabato 21 giugno 2014

Sabato 28 giugno 2014

(ulteriore data sull’acqua da concordare con i corsisti)

Dove:

Zona Codroipo

Attrezzatura base:

Canna da mosca ad azione Progressiva tra i 7’6″ e 9″

Coda di topo preferibilmente DT3 o DT4

Mulinello

Non servono mosche artificiali

 

Per informazioni:

http://www.laferratapesca.it/

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La Regina d’Aprile

Non ci sono dubbi, la mosca più performante e catturante, in questo mese di aprile, è la Parachute Adams, ed ha dimostrato la sua efficacia e versatilità su Trote, Temoli e Cavedani.

Scoperta quasi per caso, ed utilizzata quasi per disperazione, ha cambiato le sorti del mese di Aprile. Per sicurezza ho provato sulle stesse bollate, altre mosche, ma i rifiuti erano continui, mentre una volta cambiata con la Adam’s ecco che le abboccate, se il lancio risultava corretto, evitando il dragaggio, erano praticamente colpo su colpo. Il problema era il pescatore che non era altrettanto pronto alla ferrata.

Ecco la storia di questa splendida mosca (fonte: http://bethefly.com/fly-pattern-6-the-adams/)

La mia traduzione non è quella di un professionista, ma credo renda l’idea e sia sufficientemente attendibile per far capire la storia anche a chi non conosce la lingua della terra d’Albione

The Adams dry fly history depicts a heartfelt  story of two old friends, fishing fly rods and flies on the Boardman river, located in Grand Traverse and Kalkaska Counties in Northwestern Michigan.  My take on the details of how this pattern came to be are biased, coming from many glorious years on the water, and all the amusing anglers I have been fortunate to know.This article, found in the Traverse City Record Eagle, describes the life of the Adams, the fly author Len Halladay and the festival associated with it.A festival for a fly pattern? Not a bad idea!The Adams has produced rainbow trout on every stream, lake and river here in northern California. Did you know Fall River, the Lower Sacramento River, the McCloud River, Upper Sacramento are just a few of the local rivers where the Adams fly produces smiles, bent fly rods and giggles.  All the trout infused lakes within a 2 hour drive of Redding California produce callibaetis hatches and rainbows who willingly fall for the callibaetis-like Adams dry fly. So, how did this fly come to be?

Adams & Len. Not what you think.

It all started with a hatch on a river in Michigan. Back in oh, say…1922..sonny. Judge Charlie Adams was fishing his beloved Bordman River in Michigan when he experienced an insect hatch he could not identify! (Ya know…don’t ya got to fish a river and really get to know it’s hatches, seasons and all before you can say you’re “one-with-it”? If Charlie can’t identify an insect hatch on his “beloved river”, well that’s like saying he can’t identify a birthmark on his wife. What could that hatch have been? A grey drake hatch? Blue wing olives?  Tricos? It was a mystery to the late Judge Charles Adams who no doubt spent an unassailable amount of time pestering the waters of Michigan. But, for the sake of the story, we’ll just say the Boardman was his beloved river. Okay?….gag).

So, as the story goes, the Judge wanders over to his buddy’s place after haplessly submitting everything in his fly box to the rising multitudes of fins. Len Halladay was his chum’s name. Len was a Hotel Keeper and hardcore angler. The Judge asked Len to tie him a new fly. One that would imitate the “new hatch” he just discovered, for the first time ever, on his “beloved” Boardman River, in Michigan. So, Len Halladay, being an accomplished, proven virtuoso of the vice, and steward of the Boardman river, sat down at his vice because he had too. You see, the Judge wanted a new fly.  A new fly because none of his flies would work on his beloved Boardman River.

Len Halladay rummaged through his slight collection of diminishing fur, feathers, thread and hooks loosely found in the bins, boxes and drawers of an old desk, veiled in an era of fly tying that is long gone. The thick-set Judge reclined on the wicker rocking chair, ambivalent and pensive, his fishing time disintegrating.

With a pinch of grey wool, wings from a Rhode Island Red rooster and a blind hook, Len Halladay assembled a pattern known as the “Halladay Fly”. It would pacify the Judge Charlie Adams for the rest of that day.

The next day, the Judge returned to Len’s Hotel to shoot the shat. Expounding for hours, the Judge recited his recollections of his expert angling the day before, and the day before that and so on. In passing, The great Judge Charlie Adams mentioned how the fly pattern Len tied, without his personal judicially powered determination, would never have seen the waters of any stream, or caught countless trout, by his own hand, on his beloved river, the Boardman. The Judge, being subdued in a very personal way, his own importance and genuine ability resonating within, named the fly after the very architect of fly fishing merit. He named it “Adams”.

Adams Today

And so, the Halladay Fly became known as the Adams. Yes, Halladay may very well have named it after his good friend, but if I know fishing, it happened more closely to my interpretation.

A fly tied to imitate nothing in particular, but almost every aquatic insect trout chomp on. Tie the Adams in a #14 and it’s a proven callibaetis dun. Tied in #16-18, it’s a blue wing olive. Tied in #12, it’s a grey drake and tied bigger it could be a green drake or even a hexagenia if tied as big as #6! Trim the hackles or singe the underbody with a lighter, and the Adams fishes flush in the surface film, imitating an emerging mayfly or crippled caddis.

La storia della Adams (intesa come mosca secca) rappresenta una storia sincera tra due vecchi amici, Canne da pesca a mosca e mosche sul fiume Boardman, che si trova nel Grand Traverse e nelle contee del Kalkaska nel Nord Ovest del Michigan. La mia raccolta dei dettagli su come questo modello è diventato, sono parziali, provengono da molti gloriosi anni sull’acqua, e tutti i divertenti pescatori che ho avuto la fortuna di conoscere.
Questo articolo, trovato su Traverse City Record Eagle, descrive la vita della Adams, l’autore della mosca Len Halladay ed il festival ad essa associato.Un Festival per un modello di mosca? non è una cattiva idea! L’Adams ha catturato Iridee in ogni risorgiva, lago o fiume qui nella California settentrionale. Conoscete il Fall River, il Lower Sacramento River, il McCloud River, Upper Sacramento sono solo alcuni dei fiumi locali dove la mosca Adams ha prodotto sorrisi, piegato canne e ridarelle. Tutti i laghi riempiti di trote entro 2 ore di strada da Redding in California producono schiuse di callibaetis e le Iridee che di buon grado cadono sulle mosca secca Adams che assomiglia alle callibaetis. Quindi come questa imitazione è nata?

Adams & Len. Non quello che pensate.

Tutto iniziò con una schiusa su un fiume in Michigan. Nel oh, diciamo…1922… approssivamente. Il Giudice Charlie Adams stava pescando nel suo amato fiume Boardman in Michigan quando ebbe a che fare con una schiusa che non riuscì ad identificare! (tu sai… non puoi andare a pescare in un fiume e realmente cominciare a conoscere le sue schiuse, stagioni e tutto prima di poter dire che sei “parte di esso”? Se Charlie non riesce ad indentificare una schiusa nel suo “amato fiume” bene è come dire che non puoi riconoscere una voglia di tua moglie. Cosa poteva essere quella schiusa? Una schiusa di Grey Drakeche ? Blue wing olives? Tricotteri? Alla fine era un mistero per il giudice Charles Adams che senza dubbio aveva passato un ineccepibile quantità di tempo calpestando le acque del Michigan.Ma per il bene della storia, diremo che il Boardman era il suo amato fiume. Okay?… scherzo).

Così, come la storia prosegue, il Giudice rimuginava sopra il suo posto famigliare dopo aver disperatamente presentato tutto dalla sua scatola delle mosche per far alzare qualche pinna. Len Halladay era il suo nome del suo amico. Len era un guardiano d’albergo ed un pescatatore fanatico. Il Giudice chiese a Len di costruirgli una nuova mosca. Una che imitasse la “nuova schiusa” che aveva scoperto, per la prima volta in assoluto, sul suo “amato” fiume Boardman, si sedette al morsetto perchè dovette farlo. Capite, il Giudice voleva una nuova mosca. Una nuova mosca perchè nessuna di quelle sue funzionerebbe sul suo amato fiume Boardman.

Len Halladay rovistò dentro alla sua piccola collezione in diminuzione di peli, piume, filati e ami generalmente trovati nella patumiera, scatole e cassetti di una vecchia scrivania, velando un era della costruzione delle mosche artificiali passata da tempo. Lo statuario Giudice reclinato sulla sedia a dondolo in vimini, dubbioso e pensieroso, il suo tempo per pescare diminuiva.

Con un pizzico di lana grigia, ali da un galletto rosso del Rhode Island e un amo senza occhiello, Len Halladay assemblò un modello conosciuto come la “mosca Halladay”. Questo calmò il Giudice Charlie Adams per il resto della giornata.

Il giorno dopo, il Giudice ritornò all’albergo di Len per raccontare delle cavolate. Il Giudice decantò, per ore le proprie memorie di esperto pescatore in merito al giorno prima, ed al giorno precedete a quello prima e via discorrendo. Durante il racconto, Il grande Giudice Charlie Adams menzionò il modello di mosca che Len costruì e come senza la sua personale potente magistrale determinazione, non avrebbe mai visto l’acqua di nessun ruscello, o preso nessuna delle innumerevoli trote, sul suo amato fiume, il Boardman. Il Giudice, essendo una persona molto carina, grazie alla sua importanza ed alla sua genuina capacità ad incontrare il favore altrui gli permisero di prendersene il merito nel mondo della pesca a mosca al posto del vero autore. La chiamò “Adams”.

Adams Oggi

E così, la mosca Halladay diventò nota come la Adams. Certo Halladay avrebbe potuto darle un nome anche dopo quanto fatto dal suo amicone, ma se conosco la pesca, quello che è successo è molto vicino alla mia intrepretazione

Una mosca costruita per imitare nulla in particolare, ma quasi ogni insetto acquatico sul quale si avventa la trota. Costruisci la Adams su un #14 ed avrai una specie di Callibaetis Sub-Imago. Costruita su #16 o #18, sarebbe una Blue Wing Olive, mentre su un #12 una Grey Drake e costruendola più grande potrebbe essere una Green Drake o anche uan Hexagenia se costruita grande come su un #6! Accorciare l’Hackel o cuci il la parte bassa del corpo con un accendino, e l’Adams nuoterà allineata sulla film superficiale dell’acqua, imitando una Mosca di Maggio emergente o un plecottero zoppo.

Ovviamente il racconto si riferisce alla Adams originale, mentre la versione parachute è una variazione sul tema, che si adatta molto bene alle acque veloci e soprattutto in situazioni di luce particolari, inoltre poggiando tutto il corpo sul pelo dell’acqua, può sembrare un effimera che si sta asciugando le ali o ne ricorda una che si riposa dopo aver deposto le uova, in ogni caso, il pesce dovrebbe interpretarlo come un insetto in condizioni di vulnerabilità! (almeno questa è l’idea generale)

Qui potete trovare le istruzioni sul procedimento di costruzione assieme al pattern completo: http://highcountryflies.com/parachute-style-dry-fly/

Procedimento di costruzione di una Adams Parachute

Procedimento di costruzione di una Adams Parachute

Ed ecco una carrellata dei pesci che non hanno resistito al suo richiamo, al suo fascino!!!

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Il digiuno è finito!

Ed anche quest’anno finalmente si son guadinate le prime prede.

Dopo aver perso un cavedano ed una fario nella Roggia della Cartiera a causa delle erbe sul fondo che hanno aiutato i pesci a riguadagnare la libertà, questa volta la fortuna ha girato e complice il nuovo tratto NK istituito sul Ledra, ma grazie soprattutto a Giovanni che mi ci ha condotto indicandomi anche le buche più promettenti, ecco che la perfetta alchimia è avvenuta, una bella marmorata non ha resistito davanti alla mia nuova moschina (costruita al volo la mattina, incrociando una LDL-Killer con una Black Gnat Para), poi ecco la buca dei Temoli, che bollavano come forsennati e non prendevano in considerazione nessuna delle mie imitazioni, forse per la presentazione non proprio ottimale, ogni tanto una dragata, ogni tanto posa imprecisa, ogni tanto troppo rumorosa.

Cambiato mosche a raffica, passando dalla LDL, alla Royal Coachman, alla MiaMoschina, alla Greenwell Glory, alla Brown Sedge, alla Tups Indispensable, alla formica… poi ecco che in controluce riesco a vedere su cosa diavolo stanno bollando e di cosa si stanno alimentando, è un effimera. Ricerca veloce nella scatola delle mosche secche per trovare quella più simile, una Iron Blue Dun potrebbe andare, ma i riflessi e le ombre rendono difficile vederla, quindi ecco la che la scelta cade sulla Para Adames dal corpo grigiastro, x sicurezza scendo a 0,14 di tip, provo alcune pose curve ed ecco che arriva la prima bollata sulla mia imitazione, che mi conferma la bontà della mia scelta, ed ovviamente come era previsto sbaglio la ferrata, ma sbaglio pure a ferrare sulla seconda, sulla terza e sulla quarta bollata e così via, ma quanto diavolo è veloce a risputare l’esca?

La perseveranza paga, ed infatti all’ennesima posa curva, con finale “quasi” raggruppato a combattere il dragaggio ecco la bollata sulla mia Adams, questa volta son pronto, oppure è lento lui, non importa l’importante è che il primo temolo di stagione è nel guadino, anche se è piccolo, al massimo arriva ai 15cm, è il primo temolo a mosca che prendo, o meglio il primo temolo a frusta, l’altro che avevo preso era si da oltre un kg, ma con un sistema poco ortodosso anche per quell’epoca ed era stato preso con la temolera e correvano i primi anni 80.

Ma la giornata non è finita, si cambia buca, Giovanni ha rinunciato praticamente a pescare continuando a portarmi di qua o di là, i temoli bollano e la Para Adams, colpisce ancora, ma non prima di aver sbagliato un’eresia di ferrate, questa volta nel guadino finisce un temolo dalle misure già più interessanti, prossime ai 25cm non un colosso, ma come dicono gli inglesi “who cares”? Tanto divertente pescare i temoli, non si formalizzano se ti hanno accanto, continuano a fare i fatti loro, sei tu che devi arrovellarti il cervello per capire cosa vogliono e come presentargliela.

Grazie a te “O Temolo che sei un pesce sportivo” (parafrasando L de BOISSET)

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